L’interazione – con Stefania Olmi, pedagogista

Una cosa che noi adulti non dovremmo mai dimenticare è che per i bambini il gioco è una cosa serissima. E sì, perché è proprio giocando che comincia e si stimola fin dai primi mesi lo sviluppo, l’apprendimento e quindi le abilità cognitive. Durante i primi tre anni, che tipo di gioco e quali stimoli dobbiamo offrirgli?

L’educatrice Vanessa ci segnala che anche i giochi semplicissimi sono utili e nello stesso tempo impegnativi per il nostro bambino. Immaginiamo ad esempio il gioco di lanciarsi la palla: coinvolge tutti i sensi del bambino e impone una grande coordinazione. Per questo è importante incoraggiarlo a superare i suoi limiti e fare il tifo quando ci riesce.

E ora la pedagogista Olmi ci spiega le varie fasi del gioco nei primi anni d’età…

Giocare è un’arte e la pedagogia del gioco studia proprio come il gioco rivela l’inconscio del bambino. Il gioco è fine a se stesso per il bambino, per lui è una pura esperienza ludica ma noi adulti sappiamo quanto sia importante per il suo sviluppo. Nel primo anno di età compare il gioco d’esercizio: domina nel bambino l’aspetto percettivo-motorio, di esplorazione e di sperimentazione. Giocare con la palla significa muovere le braccia, le gambe, spostarsi, lanciarla e scoprire dove va a finire.
A partire dal secondo anno di vita compare il gioco simbolico: l’aspetto del “far finta di”. Anche se la palla non c’è, il bimbo fa finta di giocarci.

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